Continua la collaborazione con l'attore e autore di testi di teatro e cabaret. Che questa volta ci racconta il ritorno dalle grandi vacanze
I sintomi sono: un leggero ma persistente senso di vuoto allo stomaco, tachicardia con accelerazione dei battiti, visione monocromatica tendente al grigio, sguardo non oltre i dieci metri, voce roca come da primo risveglio, silenzi prolungati interrotti ogni otto minuti circa da suoni carichi di ansia come: e vabbè, è la vita, che tempo, che schifo, è già, ecc. È l’inconfondibile "mal da rientro": colpisce tutti, dall’intellettuale di sinistra all’ultrà dell’Atalanta, dal praticante yoga al topo da osteria, dall'onorevole al disonorevole. Anche i nostri soldati li facciamo rientrare dall’Iraq, ma per evitar loro il mal da rientro li mandiamo subito in Libano. Non c’è niente da fare, è una malattia sociale. Non so spiegarmi perché per noi esseri umani il rientro sia così terribile. Vorrei sapere come mai quando parti in vacanza per la Grecia, il traghetto ti sembra un veliero azzurro che solca libero e felice le spumeggianti acque dell’ellenico mare, mentre quando rientri lo stesso identico traghetto ti sembra un gommone pilotato da scafisti albanesi senza scrupoli che stanno tirando a sorte su chi buttare in mare.
Come mai hai salutato il tuo capo in ufficio quando sei partito con aria estasiata, positiva, quasi trionfale, anche un po’ dispiaciuta, perché in fondo il tuo capo non è un cattivo uomo, e di ritorno dalle vacanze invece lo guardi come un carcerato in libertà vigilata guarda il direttore al rientro dopo due giorni di permesso. Perché gli abitanti della via dove vivi da 40 anni, quando rientri, ti sembrano alieni pronti a distruggere il pianeta, li saluti con cortesia ma vorresti avere "l’arma letale" per eliminarli senza lasciar tracce? È la malattia da rientro. Forse è proprio la parola rientro che ci terrorizza, dall’origine della nostra storia. Qualcuno avrà provato che significa sentir dire al proprio direttore di banca, verso le otto e trenta di mattina, l’angosciante frase "bisogna rientrare: il fido lampeggia in rosso". Quando il mare è in tempesta bisogna rientrare. Quando si esce la sera bisogna rientrare. Quando si va fuori di testa bisogna rientrare. Anche dopo avere partecipato all’Isola dei famosi bisogna rientrare. A Egidio, un vecchio marinaio romagnolo, chiesero: "Secondo lei che ha grande esperienza, con un tempo così si può uscire in barca?" Lui rispose: "Uscire si può sempre, è rientrare che è un casino". Dopo la lotta col drago il cavaliere rientra sfinito al castello, per noi le vacanze sono il drago, il problema è che non tutti rientrano al castello. Il tuo appartamento diventa stretto e soffocante, le urla dei bimbi che sembravano un angelico coro accompagnato dal rumore dell’onda, diventano latrati di belve feroci in attesa davanti al frigorifero. Questa è la "rientrite acuta"; ma non preoccupatevi: per far passare tutto basta pensare "dove" andare in vacanza a Natale.
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L’attore e autore di testi di teatro e cabaret questa volta affronta il problema del tempo. Previsioni 24 ore su 24. Meteo fai da te. Immagini dal satellite. Da Bernacca a Giuliacci, com'è cambiata la professione "Colonnello colonnello, farà brutto oppure bello?" L’ho sentito cantare da un gruppo di bambini quando l’unico a fare previsioni era il colonnello Bernacca. Una figura dolce e rassicurante, non c’era mai certezza nelle sue parole, parlava delle previsioni meteorologiche come noi parliamo del futuro, con preoccupata speranza. I critici più cattivi in quegli anni usavano un tormentone di tipo cabarettistico: "Cosa ha detto il colonnello? Ha detto che fa bello. Allora prendi l’ombrello". Se la previsione non ci azzeccava, c’era anche chi, con accento romagnolo, difendeva il colonnello con frasi filosofiche come: "Il tempo fa quello che vuole, caro colonnello: non possiamo sapere se domani siamo vivi, figuriamoci se possiamo sapere se piove". Non so se in quegli anni si usasse già il satellite, so che la parola satellite nelle previsioni meteo non si sentiva mai. Oggi il satellite impera a tal punto che proporrei di cambiare il titolo di metereologo con "satellologo": come ci mostra il satellite, come conferma il satellite, il nostro satellite ci fa notare... Magari Giugliacci il giovedì non esce con gli amici ma con il satellite. Da voci indiscrete sembra che il famoso meteorologo di Mediaset, una volta appresa la notizia che il suo collega giapponese si è scusato in diretta televisiva per aver sbagliato la data di previsione della fioritura primaverile, gli abbia telefonato piuttosto seccato dicendogli: "Ma cosa ti scusi, che metti in crisi la categoria. Se i ciliegi non fioriscono è mica colpa nostra, siamo meteorologi mica periti agrari".
Dal satellite Gino Pusini, il mio macellaio, sostiene: "I meteorologi sono tutti mafiosi d’accordo con la Pirelli, loro lo sapevano che l’inverno sarebbe stato senza neve, ma non hanno detto niente. Se lo dicevano, io le gomme da neve non le compravo, invece devo sopportare il ghigno del mio gommista che mi guarda e ride". Questo è un chiaro caso di "meteoeconomia", potremmo aprire un'inchiesta. Se Giugliacci sapeva perché non ha parlato? Mi sorge un grave dubbio: perché nessuno dei parenti di Giugliacci quest’anno ha cambiato le gomme? Voglio al più presto il parere del Gip. Nell’antichità, per le previsioni ci si affidava ai chiaroveggenti, sensitivi e medium, ma pochi si prestavano, perché bastava sbagliare una volta e zac... via una mano. Sbagliavi la seconda volta e addio alle mani: meglio parlare coi morti che fare previsioni meteo. Sky, la nota rete televisiva a pagamento, ha un canale che fa previsioni 24 ore su 24. I suoi meteorologi sembrano tutti figli di Nurejev. Li vedi quasi danzare mentre ti danno la temperatura di Danzica. Le mani dei nostri "meteoattori" accarezzano, con movimenti coreografici: mezza Europa, l’America e l’Asia. Mentre esco dalla mia casa a Cinisello Balsamo, che di balsamico poco ha, cullato dal rumore della metro, mi domando: "Ora che so che ad Addis Abeba la temperatura è 24 gradi con vento da nord est, e sulle isole britanniche è in arrivo una forte perturbazione io a chi lo dico?". Dimenticavo mi hanno detto che via internet si possono fare previsioni personalizzate, come dire "meteo-fai da te". Ma con la vita frenetica di oggi non ho tempo, da dedicare al tempo. Continua la collaborazione con l'attore e autore di testi di teatro e cabaret. Che questa volta ci racconta il ritorno dalle grandi vacanze
I sintomi sono: un leggero ma persistente senso di vuoto allo stomaco, tachicardia con accelerazione dei battiti, visione monocromatica tendente al grigio, sguardo non oltre i dieci metri, voce roca come da primo risveglio, silenzi prolungati interrotti ogni otto minuti circa da suoni carichi di ansia come: e vabbè, è la vita, che tempo, che schifo, è già, ecc. È l’inconfondibile "mal da rientro": colpisce tutti, dall’intellettuale di sinistra all’ultrà dell’Atalanta, dal praticante yoga al topo da osteria, dall'onorevole al disonorevole. Anche i nostri soldati li facciamo rientrare dall’Iraq, ma per evitar loro il mal da rientro li mandiamo subito in Libano. Non c’è niente da fare, è una malattia sociale. Non so spiegarmi perché per noi esseri umani il rientro sia così terribile. Vorrei sapere come mai quando parti in vacanza per la Grecia, il traghetto ti sembra un veliero azzurro che solca libero e felice le spumeggianti acque dell’ellenico mare, mentre quando rientri lo stesso identico traghetto ti sembra un gommone pilotato da scafisti albanesi senza scrupoli che stanno tirando a sorte su chi buttare in mare.
Come mai hai salutato il tuo capo in ufficio quando sei partito con aria estasiata, positiva, quasi trionfale, anche un po’ dispiaciuta, perché in fondo il tuo capo non è un cattivo uomo, e di ritorno dalle vacanze invece lo guardi come un carcerato in libertà vigilata guarda il direttore al rientro dopo due giorni di permesso. Perché gli abitanti della via dove vivi da 40 anni, quando rientri, ti sembrano alieni pronti a distruggere il pianeta, li saluti con cortesia ma vorresti avere "l’arma letale" per eliminarli senza lasciar tracce? È la malattia da rientro. Forse è proprio la parola rientro che ci terrorizza, dall’origine della nostra storia. Qualcuno avrà provato che significa sentir dire al proprio direttore di banca, verso le otto e trenta di mattina, l’angosciante frase "bisogna rientrare: il fido lampeggia in rosso". Quando il mare è in tempesta bisogna rientrare. Quando si esce la sera bisogna rientrare. Quando si va fuori di testa bisogna rientrare. Anche dopo avere partecipato all’Isola dei famosi bisogna rientrare. A Egidio, un vecchio marinaio romagnolo, chiesero: "Secondo lei che ha grande esperienza, con un tempo così si può uscire in barca?" Lui rispose: "Uscire si può sempre, è rientrare che è un casino". Dopo la lotta col drago il cavaliere rientra sfinito al castello, per noi le vacanze sono il drago, il problema è che non tutti rientrano al castello. Il tuo appartamento diventa stretto e soffocante, le urla dei bimbi che sembravano un angelico coro accompagnato dal rumore dell’onda, diventano latrati di belve feroci in attesa davanti al frigorifero. Questa è la "rientrite acuta"; ma non preoccupatevi: per far passare tutto basta pensare "dove" andare in vacanza a Natale. |
In viaggio con Norberto Midani, attore e autore di testi di teatro e cabaret. In questi giorni in cartellone allo Zelig di Milano, si esibisce sui palcoscenici di tutta Italia e ha collaborato con i più noti attori e cabarettisti. Fa parte di cast televisivi e teatrali, dalla Piovra con Michele Placido, alle rappresentazioni della Compagnia della Calza per il Carnevale di Venezia, dalle farse di Dario Fo a Quelli che il calcio con Simona Ventura Norberto Midani Se il 25 cade di martedì, siamo rovinati... c’è il ponte. Ero un bambinello di cinque o sei anni quando sentii per la prima volta questa frase, eravamo in mezzo agli euforici anni '60. Mio nonno correva verso il cortile della nostra cascina nella campagna cremonese e urlava: "Correte, venite a vedere, sullo stradone ci saranno almeno cinquanta macchine in fila, una roba dell’altro mondo. È il ponte, tutta colpa del ponte, non si può andare avanti cosi qui si rischia la paralisi!". Ed eccoci ai nostri giorni in coda sulla Milano-Genova. Solo una ventina di chilometri di coda. Se dal paradiso si vede la terra non oso pensare cosa sta dicendo mio nonno... Ho beccato una partenza intelligente, cosi intelligente che siamo partiti tutti a quell’ora! Attualmente non si trovano più stupidi, per questo gli intelligenti fanno la coda. Oggi come ieri si fa la coda perché c’è il ponte, la differenza sta nel fatto che il giorno in più che ti è concesso dal ponte serve per smaltire la coda. Milano o Roma con il loro caos sono ormai alle spalle, noi fortunati, siamo nella fastidiosa ma rassicurante calma della coda da ponte primaverile. Qualcuno è incazzato come una bestia, vedo dalla mia vettura padri di famiglia che danno cazzotti sui cruscotti e guardano male moglie e bambini, ma i più sono rassegnati, in fondo la coda è molto democratica, quasi socialista, fa sembrare una Mercedes utile quanto una Panda. Chi ha la Mercedes pensa: "Con 'sta coda potevo anche comprarmi una Panda". Chi ha la Panda pensa: "Con 'sta coda potevo anche comprarmi una bici". Si sa, quando sei in fila tendi al ribasso, anche se nulla può intaccare il desiderio di vivere il ponte fino in fondo, sarà forse per questo che nel nostro esercito è nato il Genio Pontieri. Ci vorrebbero proprio quelli del genio per uscire incolumi dai ponti. Immagino già il serpentone di lucenti carrozzerie che ci sarà a giugno per il ponte di Pentecoste, tutti porteranno stampata in fronte la domanda "Perché sono partito?" "È mai possibile che tutti vogliano andare in vacanza dove vado io?" Poi arriva il dubbio amletico, se chi traffica è un trafficante chi stà in coda è un codante? Comunque, morto un ponte se ne fa un altro. |
Attore e autore di testi di teatro e cabaret, Midani si esibisce sui palcoscenici di tutta Italia. Nei prossimi giorni è in scena ad Alberobello (15 febbraio), Reggio Emilia (23), Milano (10 marzo). Il 3 marzo è in onda nella trasmissione Otto Volante di Rai Radio Due Norberto Midani Me lo vedo il santo di Terni ai giorni nostri che con la sua rosa rossa in mano va verso due giovani che litigano davanti a una discoteca, e mentre tenta di riconciliarli viene cacciato in malo modo come extra comunitario che vuole vendere le rose per mantenere la famiglia in India. Me lo vedo anche a una puntata di Amici con Maria de Filippi mentre dice a tutti: "Mi chiamo Valentino di cosa devo parlare?..... D’amore? Beh, ripasso un'altra volta". Me lo vedo da Costanzo, mentre Raffaele Morelli gli spiega cos’è veramente l'amore, certo non quello che pensava lui, con la sua rosellina rossa, con il cuore in mano. L’amore oggi è roba psicosomatica, è pura statistica, la rosa è sintetica e cambia colore con la luce, tre persone su dieci fanno l’amore così, quattro su dieci lo fanno di là, nove su dieci lo fanno appena possono e uno su dieci è una vita che tenta di farlo e non ci riesce. Morelli lo sa, San Valentino no. Anche un certo William Shakespeare è in contraddizione con se stesso sul tema amore, dice: "Un vero amore non ha parole". Proprio lui che con le parole è passato alla storia. E che direbbe San Valentino del telefonino? Riuscirebbe a capire che si tratta d’amore leggendo un messaggio come questo: "TVB 6 1 FIGO XKè SN FUORI D MEL X TE TVUKDB TIATTTT CI AM" (ti voglio bene sei un figo perché sono fuori di melone per te ti voglio un casino di bene ti amo tanto tanto tanto tanto ciao amore). Povero Valentino, costretto a mollare la rosa rossa mentre guardando due fidanzati che si parlano via sms interviene con un “rassicurante”: Life is… now! L’amore esiste ancora ma si tende a nasconderlo come una debolezza. Mio nipote ha 20 anni, non dice mai "Sono innamorato", ma con naturalezza sostiene: "La tipa mi arrapa, se l’arrapo anche io scasiniamo un po’ insieme". Valentino non è stato fortunatissimo, visto che aveva a che fare con un certo imperatore Claudio II detto "u pazzo" che, invece di tagliare rose, tagliava teste, compresa quella del santo degli innamorati. Oggi se Valentino fosse qui sulla terra, sarebbe miliardario, solo con i diritti d’immagine anche se qualcuno ha sempre tentato di infangare il suo nome. Se non ricordo male Al Capone negli anni Trenta il 14 febbraio accoppò un sacco di gente e la stampa americana chiamò quella strage la strage di San Valentino. Capisco la mancanza d’idee ma dedicare una strage proprio a lui mi sembra troppo ingiusto. In ogni modo, che siate ragazzini o nonni in carriera, che siate veline o velone, che siate belli o brutti, se vi sentite innamorati festeggiate, se vi state innamorando festeggiate, se siete stati innamorati festeggiate, se non riuscite più ad innamoravi preoccupatevi. Chi non sa innamorarsi poi finisce col dimenticarsi di sorridere. Buon San Valentino! |
Un programma di Giorgio Ganzerli e Maurizio Castiglionicon Maria Monti, Maurizio Pagliari, Clelia Sedda, Corrado Nuzzo, Giacobazzi, 2 interi 1 ridotto, Gipielle, Ussi e Alfredo, Nando Timoteo, Norberto Midani, Federico Bianco, Orchestra di ritmi moderni Arturo Piazza, Christina Pappa, Maniko Sport, Teo Guadalupi, Giorgio Melazzi, Tony Rucco, Paco d'AlcatrazRegia Max CrociProseguono il venerdì in seconda serata su Raidue le avventure dei diciotto comici di Tisana Bum Bum, rinchiusi nel loro locale di provincia capitanati da Norberto Midani, Maurizio Pagliari e Christina Pappa. Anche nella prossima puntata non appena si spegneranno le luci del palcoscenico e la gente andrà i protagonisti scenderanno dal palco e dopo avere raccolto le loro cose cominceranno a raccontarsi. Così Norberto Midani, surreale re dei play boy della costa romagnola dispenserà utili consigli su come abbordare brasiliane, spagnole francesi e russe. In questa sit com originale emerge così un’umanità particolare, bizzarra che non vuole andare a dormire, e che svela un mondo piccolo, provinciale e spietatamente italiano: timido come una tisana ma esplosivo come una tequila. Bum Bum! |
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